agosto 2013

Ho chiamato la mia amica (la mia migliore amica) per raccontarle con voce piatta e incolore come ero arrivata, appena qualche giorno prima, al punto di giocarmi la mia famiglia. Le scommesse non c’entrano niente. Allibratori quote bari e soffiate neanche. In pochi minuti stavo rovinando il lavoro di una vita. In pochi minuti le persone che amavo – che amo – mi guardavano sconcertate. Dal mio racconto trapelava appena la triste consapevolezza di avere fatto una cazzata, di essere andata vicino al punto di non ritorno, di non avere scuse né attenuanti. il fatto che il pasticciaccio brutto si fosse in qualche modo (in che modo???) ricomposto rendeva le mie parole surreali. La mia voce evanescente e lontana. Il bisogno di dirlo più urgente. La mia amica (la mia migliore amica) mi ha ascoltato e non giudicata. Alla fine di tutto mi ha solo ricordato chi sono. Stranamente non ha usato parolacce… Mi ha consigliato di  sfogarmi … in maniera non fisica, mi ha suggerito il vecchio antico e banale uso della scrittura per indagare e far chiarezza dentro di sè (dentro di me, nella fattispecie). Ho ricordato di avere questo piccolo spazio nel web… il cui nome suona oggi ironico e beffardo.

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