slow life

oggi pomeriggio riunione a scuola di mia figlia, programmata quasi 3 mesi fa e ovviamente evaporata dalla mia mente. confesso di aver pensato di saltare l’appuntamento: la cucciola ha 2 anni e mezzo, cosa avranno da dirci le educatrici? si, il programma didattico, certo… 

ad ogni modo, sono andata all’incontro e sono stra-felice di averlo fatto perché, dopo qualche sintetico accenno al programma didattico (proprio quello, certo! perché un nido non è un baby parking) che è stato studiato appositamente per i piccoli della diverse classe (riassunto in un depliant fighissimo  che DEVO leggere per non sentirmi una dannata superficiale), il resto si è svolto in un’atmosfera informale, appollaiate sulle seggioline dei nanetti. le maestre ci hanno raccontato come si svolge la giornata: come si relazionano fra di loro, chi dice cosa, chi chiacchiera e rimbrotta gli altri, chi vuole giocare da solo, quelli che si litigano il giocattolo e chi invece cambia il pannolino al bambolotto e poi gli da la pappa… sono rimasta molto colpita dal commento della maestra che parlando della mia broccolina ha riferito essere molto equilibrata e per questo gioco di equilibri e contrapposizioni la mette a fare attività insieme al bimbo agitato della classe che tutti temono e che con lei, invece, si acquieta.

ero orgogliosa e contenta, neppure mezz’ora prima ero arrabbiata perché la “contessina” si era buttata per terra in un negozio a frignare non so bene per quale motivo se non quello di non aver preso SUBITO la via di casa (e avere addosso gli occhi degli ALTRI che ti giudicano senza neanche sapere mi aveva fatta infuriare ancora più del capriccio). 

Questo ed altri racconti delle maestre mi hanno fatto riflettere su come stresso mia figlia, costringendola a non fare melina la mattina perché bisogna uscire in orario per andare a scuola, per non trovare traffico e, alla fine di tutti questi giri, per non arrivare in ritardo al lavoro (dove le care colleghe non aspettano altro per vomitare la loro bile macerata in tanti anni di onorato servizio). Mi rendo conto che a volte non la ascolto come dovrei, non le concedo i tempi che giustamente chiede e giustifico me stessa con il fatto che devo tenere tutto in equilibrio: il lavoro la casa la spesa, la cena le amiche e le amichette. E’ come sentirsi prigionieri di un ingranaggio mosso da chissà chi e in cui non esiste il bottone di arresto. va di moda parlare del ritorno alle origini: la campagna il biologico, le esperienze sensoriali per rilassare corpo e mente dagli affanni quotidiani. Forse invece di chiudersi in un agriturismo o in una spa per un week end bisognerebbe cominciare a vivere meglio dentro casa, ascoltarsi con più attenzione e rallentare.

Questa sera mi sento molto motivata e decisa a migliorare. Seguiranno aggiornamenti.

http://www.youtube.com/watch?v=VdQY7BusJNU

 

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Anonimo saggio

Nella vita ci sono giorni pieni di vento e pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di pioggia… e pieni di dolore… ci sono giorni pieni di pensieri e di lacrime. Poi ci sono giorni pieni d’AMORE che ci danno il coraggio per andare avanti per tutti gli altri giorni.

E’ una citazione ma non so a chi appartiene. L’ho trovata appuntata sulla pagina di una vecchia agenda e l’ho sentita calzante.

 

I dance…. and then?

http://www.youtube.com/watch?v=Ew_tdY0V4Zo

qualche giorno fa degli amici hanno condiviso questo link su fb, a me è sembrato molto spiritoso e originale e l’ho fatto mio e condiviso a mia volta. il senso ovviamente non era quello di voler mollare il posto di lavoro ma una specie di protesta, di critica lanciata senza far riferimento a un episodio in particolare.

oggi dopo l’ennesimo giorno difficile, dopo aver fatto il pieno dei malumori altrui, dopo uno shampoo fatto sulla mia testa ma ingiustificato, eccessivo e assolutamente rimediabile, ho iniziato a pensare: quanto posso ancora accettare e sopportare?possibile che non ci siano vie di fuga? dovessi fare adesso uno stacchetto per mollare tutto poi, che mi invento?

giovane (bhè, sì), organizzata, con titolo di studio … che talento ho da mettere in campo?

a questo punto, a un passo da una crisi esistenziali di 3° tipo, mi prendo qualche giorno di riflessione, consapevole della possibilità di non arrivare ad alcuna risposta…

azioni risolutive

dopo diversi giorni di tran tran trascinato da mattina a sera, oggi mi sento stanca ma soddisfatta di me.

purtroppo in questi giorni il lavoro ha fatto la parte del leone: ha assorbito molte energie, ha declinato lo stato d’animo il livello di stress, ha occupato i miei pensieri anche quando ero fisicamente lontana. ho cercato di ricaricarmi con pensieri felici e simpatiche attività di routine casalinga. scontato ma vero. 

oggi, dunque, ho affrontato per un chiarimento quella cliente con la quale ho avuto un piccolo scontro verbale qualche mese fa e che tutte le volte che entra in ufficio (praticamente ogni giorno) attacca pipponi micidiali sulla nuova catastrofica organizzazione aziendale (la nostra), sul disagio che tutto questo ha creato ai clienti (cioè a lei e alla sua micragnosa attività) e altre iperboliche storie su quanto i clienti (cioè sempre lei) siano importanti e vitali alla nostra sopravvivenza. 

evito commenti scontati, poco eleganti e soprattutto parziali… le ho praticamente chiesto udienza e le ho detto tutto ciò che avevo da dirle, con cortesia e fermezza (la prego mi lasci finire…) perché mi sono rotta di sentirmi punzecchiata tutte le volte che sciorina la lista dei diritti del cliente. quello che mi ha dato la scossa oggi  è stato  il riferimento  alla maleducazione di qualcuno…eh, no! questo no, vecchia stronza logorroica… se proprio non fosse chiaro qui qualcuno decide e io povera impiegata part time eseguo. se non eseguo devo relazionare, se eseguo, pure. con aggiunta di tartassamento psicologico.

mi pare evidente che i conti non tornano. 

non ho voglia di fare lo scaricabarile di responsabilità, colpe e gestioni miopi, fatto sta che oggi con questa azione coraggiosa e risolutiva sono fiduciosa di aver ri-bilanciato il rapporto fra me e la piantagrane, di aver migliorato il clima nell’ufficio e chiarito che anche se non dedico attenzione ai suoi appassionati monologhi, non mi perdo i concetti espressi fra le righe e sono anche a conoscenza di quelli ben più espliciti riferiti ai miei responsabili.

mi auguro che questo mio pensiero felice della sera abbia almeno un paio di giorni di vita…