Di 3 in 3

Cara ex collega, con te ho lavorato gomito a gomito per oltre 3 anni in una agenzia di paese, ti ho rivista ieri sera alla cena di Natale aziendale dopo quasi 3 anni. Non sei affatto cambiata: stessa pettinatura, stesso modo di fare distaccato e freddo. Non ci vuole un genio per capire che non siamo mai state amicone. Eppure ancora mi scoccia il fatto che alla terza collega della vecchia agenzia di paese ha mostrato fiera la fede la dito mentre a me hai nascosto entrambe le mani. Ho visto tuo marito perché la terza di noi con un gran senso dell’umorismo mi ha mostrato che ti sei scelta un collega. Alto, posato, carino. Carinamente accanto a te in atteggiamento protettivo ma leggero, non ingombrante. Di mia figlia non hai chiesto niente, io non ho chiesto niente di tuo marito: ufficialmente non so nulla, solo chiacchiere di corridoio. 

Patetico il nostro unico scambio di formali cortesie: “tutto bene?” “Sì e tu? tutto ok?” “tutto bene, grazie”. Patetico, appunto. A dimostrare, come se ce ne fosse stato bisogno, che non ce ne frega un accidente, reciprocamente. Mi domando come sarebbe stata la scena se invece avessi preso la situazione di petto e ti avessi chiesto di tuo marito. O se avessi cinguettato con finto entusiasmo “ma ti sei sposata!!! auguri tesorooooo!”. Scena fintissima ma almeno con un sussulto (lo avrei avuto anche io quando mi avresti risposto “sta parcheggiando, arriva fra un attimo”). Dovrei rilassarmi di più e ricercare l’ironia invece di ostentare noncuranza… è più divertente e stimolante.

Eppoi è Natale (manca poco). 

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