A Elena

Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato. il momento dell’invito al battesimo della figlia della amica-non-più-amica. Momento formale per ritrovarsi con tutti gli amici-non-più-tanto-amici perché nel frattempo qualcuno si è allontanato (ha litigato e mai chiarito completamente) o è troppo preso dagli affari (beghe) familiari per poter coltivare anche le amicizie. Insomma, è chiaro che non sono entusiasta dell’invito anzi lo vivo come un sacrificio e non nascondo di aver pensato a un escamotage per poter essere assente giustificata. Alla fine non solo ci vado ma mi sono anche auto incaricata di provvedere al regalo. Vabbé, questa è stata semplice: buono spesa da parte di tutti da spendere entro 6 mesi in un negozio di prima infanzia (bellissimo) iper-fornito: dai pannolini al vestiario, omogeneizzati giocattoli culle e tutto quello che vi viene in mente. La cosa positiva di questa spedizione (apparentemente punitiva) è che abbiamo guardato l’esposizione delle camerette (sì, hanno anche camerette cucine e salotti) e, carta e metro alla mano, abbiamo fatto un preventivo per la nuova cameretta della broccola e del fagiolo. Sono uscita dal regno dei sogni contenta e soddisfatta ma la festa è stata offuscata dal commento della amica-non-più-amica che a 7 giorni dal battesimo ha fatto una richiesta tutta particolare per la figlia di 4 mesi: un triciclo e, alla notizia che avevamo provveduto diversamente, ha ribattuto “chi vi ha detto di fare il buono da ****?”. Vabbè allora potevi fare una lista e comunicarcela quando ci hai fatto l’invito…bisogna avere poteri divinatori per pensare a un triciclo e comunque, cara, lì ne trovi quanti ne vuoi … da riempirci il giardino!

Non mi lancerò in un’invettiva contro di lei perché non ci voglio spendere tempo né altre parole. Poichè, per una questione puramente formale, sul bigliettino di auguri non potrò scrivere quello che realmente penso allora dedico questa ultima parte di post a te, Elena.

Benvenuta piccolina, ti auguro di essere una ventata di freschezza nella tua famiglia, di portare sorrisi completezza e quell’equilibrio che hanno faticosamente cercato. Ti auguro di crescere forte e coraggiosa per poter guardare negli occhi il drago nella cui forma ti appariranno le avversità della vita e di affrontarle nel modo che solo tu saprai trovare. Di sviluppare un carattere indipendente in modo da aprire una finestra nella campana di vetro sotto la quale proveranno a metterti, di essere intelligente e di nutrire intelligenza e creatività ogni giorno con amore e allegria.

Con affetto, DF

I feel good

Mi sento bene. ho voglia di dirlo senza remore o paura di improvvisi cambi di rotta o inattese visite di sfiga. Ci sono stati giorni faticosi e di ansia e sono passati. Quando chiama l’ospedale per dei chiarimenti che loro, i dottori,  sentono il bisogno di darti non c’è da aspettarsi proprio nulla di buono. E quando chi ti sta accanto e dovrebbe sostenerti ha una fifa che lo divora e si legge in faccia la sua angoscia e vuole da te rassicurazioni… diavolo, pensi… e nient’altro. Ogni possibile pensiero si congela, lo stesso cervello è momentaneamente in freezer, sotto zero. Quando il peggio è passato, si impiega qualche giorno. per ritornare a una temperatura normale, per metabolizzare l’accaduto, per trovare un senso, anche un lato comico in tutto questo. Poi piano piano qualcosa inizia a girare per il verso giusto e -qualche volta capita-  come le ciliegie, una buona nuova tira l’altra. E poi oggi c’era anche un bel sole che scaldava il cuore e il viso e viene voglia di cantare (indipendentemente dalla settimana sanremese) e canti, a squarciagola, muovendo la testa a ritmo di musica.

E dirlo fa bene, ed è giusto farlo senza paura.

 

strutture e portinerie

Riflettevo sulla struttura organizzativa che la mia azienda si è data da un anno a questa parte: ci sono i due distretti nord e centro-sud, ogni distretto opera commercialmente sul territorio attraverso i micro-mercati composti da un ufficio capofila e uffici satellite. Senza entrare nel merito dell’efficienza di questa divisione, dell’impatto emotivo sui clienti e il senso di straniamento di noi impiegati, sembra che le voci del micro-mercato siano quelle di un condominio: in portineria convergono e si mischiano le voci di ogni pianerottolo-ufficio e ne escono arricchite di dettagli, di particolari, di altre voci che riferiscono. Poche sono infatti le voci ufficiali che parlano per esperienza o conoscenza diretta dell’argomento. Moltissimi i pettegolezzi, i commenti pro e contro  i colleghi (abbondano, neanche a dirlo, le critiche), chi alimenta la polemica con aneddoti personali di torti subiti e gratifiche mai arrivate e chi (pochi) cerca di spegnere il fuoco.

In tutto questo marasma di voci si muove una figura nuova, silente, che osserva, prende nota, dà direttive, specifica le direttive altrui. E’ il nuovo direttore, arrivato da una ventina di giorni, che in pochi hanno avuto l’onore di incontrare e parlare faccia a faccia (a me sarebbe toccato uno di questi inediti incontri), e che comunica prevalentemente via e-mail attraverso le direttive e le specifiche di cui sopra. Ecco il nostro amministratore di condominio: colui che abita lontano dalla portineria ma che tutto vede e che in maniera pragmatica si prepara ad agire.

Pur avendolo incontrato resta una figura enigmatica, di poche parole. Staremo a vedere se riuscirà  a sedare le voci di questa inarrestabile radiolina che trasmette a tutte le ore in modulazione di frequenza.