considerazioni sulle feste dei bambini

Andare alle feste dei bambini è un’attività demandata alle mamme, sempre. Come fosse un’ovvietà. Andare alle feste dei bambini significa, nella migliore delle ipotesi, resistere a un indicibile caos e smangiucchiare qualcosa dal buffet e chiacchierare con le altre mamme che più o meno si conoscono. Nella peggiore delle ipotesi trovarsi da sole nell’occhio di un ciclone in quanto a fracasso ed essere costantemente con il cellulare in mano a lanciare patetici messaggi come fossero delle richieste di aiuto in bottiglia.
In entrambe i casi il figliolo amorevolmente seguito a distanza sta frullando in un mare di palline colorate o ballando improbabili balli di gruppo senza averne alcuna consapevolezza; lo stato di ipnosi si interrompe all’improvviso per un palloncino conteso o una spada /fiore fatto con quei palloncini lunghi e sottili, abilmente manipolati e che ovviamente scoppiano dopo 3 minuti nelle mani del bimbo/a che adesso sta avendo la crisi isterica. Il momento dei regali che dovrebbe segnare la fine della festa, invece, dilata sadicamente i tempi: i regali non finiscono mai, il festeggiato vorrebbe giocare con qualche nuovo gioco ma invece è costretto a scartare la carta del successivo e poi la torta che nessuno dei piccoli invitati mangia ma dove tutti hanno messo un dito per leccare la panna come se fosse un trofeo. E allora perché, mi domando, perché non si riesce a dire di no alla festa di compleanno dei compagni di classe, dei figli degli amici, dei fratelli piccoli degli amichetti, di conoscenti che ti invitano perché i bambini hanno la stessa età anche se non si sono mai visti???!.
Perché, alla fine, finalmente seduti in macchina, rientrando a casa sudati e ancora un pò lacrimosi perché si sono accorti ADESSO di non aver mangiato la torta e che la vogliono, concludono “Mamma, mi piacciono un sacco i compleanni… io mi sono proprio divertita oggi alla festa di Linda”. E mentre sorridi divertita e compiaciuta ti rendi conto che ti ha appena incastrata per il prossimo assordante pomeriggio di festa.

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in cassetta … con il boss

Seguo la cronaca locale, quel poco che basta per sapere che anche qui c’è la mafia, che ci sono gli scontri tra famiglie che si dividono il territorio, e che la pax mafiosa vuol dire che un pò per uno spacciano, ammazzano, prestano a usura e riscuotono il pizzo. Il minimo sindacale per poter fare a pieno titolo il malavitoso.
Due giorni fa arriva in agenzia una coppia che vuole andare in cassetta di sicurezza, chiedo il numero della cassetta e il cognome del titolare. E spero proprio di non aver alzato il sopracciglio nell’udirlo.
Con calma e indifferenza chiedo di vedere un documento. Regolare, in corso di validità e con l’indicazione di professione “commerciante”. Intorno a me neanche l’ombra di un collega a cui lasciare l’incombenza, a molti di loro il nome non dice proprio nulla. In quell’istante non mi si è annebbiato il cervello. Si è proprio spento il pensiero.
Li ho accompagnati in cassetta con disinvoltura, ho preso la cassetta sfilandola dalla sede. Era pesante e l’ho consegnata nelle mani del titolare dicendo semplicemente: aspetto fuori. Ho aspettato 10 minuti interminabili. Meglio fuori che lì dentro, a due passi da loro. Ho pensato a tante cose: a le tante attività criminali che stavano dissimulando al di là del muro, ho pensato che non dovremmo avere rapporti con questi pregiudicati, ho pensato che … ecco finalmente mi chiamano, rimetto a posto la cassetta, il suo peso non è sostanzialmente variato, chiudo tutto. La giornata prosegue senza lasciar spazio ad altre considerazioni sui personaggi locali e questioni legali.
In chiusura il direttore mentre mi controfirma le operazioni di giornata commenta: “sei andata in cassetta con il boss…” Allora qualcuno se ne è accorto! “Già, li ho lasciati soli…” “ecco brava, lasciali soli. Noi non sappiamo niente”.
Non vedo non parlo non ascolto. connivenza. non pestare i piedi al boss.
Vero è che se sta a piede libero che venga in banca o vada in posta non interessa granchè, che se i beni non sono sotto sequestro non interessa che cosa possiede. Che magari gli inquirenti tutto questo lo sanno già. Però mi sento una pedina monca alla quale hanno raccontato la favola di avere un ruolo importante, di sorveglianza della legalità: essere le sentinelle dell’antiriciclaggio, togliere dalla circolazione ed impedire la circolazione di banconote false. Poi entra un boss e gli proponiamo anche la carta di credito.
Così, per non lasciarlo senza spicci.

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