Incastri

Quando ero più giovane pensavo di non avere abbastanza tempo per far tutto. Pensavo che una giornata di 48 sarebbe stata utile. Ero pigra. Poi sono andata a vivere da sola e cercavo di far tutto senza chiedere aiuto a nessuno, arrivavo a fine giornata sfinita, qualcosa mi sfuggiva di mente e ricominciavo il giorno dopo con un nuovo carico di incombenze che sembrava non si esaurisse mai. Poi è nata Elisa. Il tempo era davvero poco e ho iniziato a fare una classifica delle priorità, rinunciando a qualcosa, rimandando il resto. Con Stefano si è nuovamente sovvertito l’ordine che mi ero data: ho imparato a chiedere aiuto, a lasciar perdere, a evitare polemiche sterili ad allentare la mia necessità di accentrare tutto. Ripenso a me stessa quando volevo le giornate di 48 ore e sorrido: che stupidaggine! Guardo alle mie giornate come a un puzzle e cerco l’incastro perfetto. Alla fine il trucco è tutto lì.
puzzle

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