Vaso di coccio

Ci vuole coraggio per vivere. Il coraggio delle proprie azioni, delle scelte e degli sbagli. Fare la cosa giusta sembra a volte la strada più tranquilla da percorrere, quella segnata da tutti, quella che tutti si aspettano che tu segua. Oggi sono piena di dubbi, rimurgino su ciò che ho scansato. Sulla mancanza di coraggio di chiamare le cose col proprio nome. La verità è fine a sé stessa? Presta una giustificazione all’inezia? Cogito ergo Sum? Cogito ergo rum. ….

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Festa delle donne, the day after

Il giorno dell’otto marzo si rivendicano i diritti acquisiti dalle donne e quanto ancora c’è da fare per arrivare alla parità dei diritti e delle opportunità affinché le così dette quote rosa non siano solo uno stratagemma per forzare la cultura maschile dominante e creare spazi istituzionali per la presenza femminile.

Mi piacerebbe che si smettesse di rivendicare, di sottolineare le capacità delle donne in grado di spaziare  e di conquistare qualsiasi campo sociale e culturale. Mi sembra che non si faccia altro che cercare l’approvazione del maschio e vederci così ratificata la nostra competenza. Se solo cominciassimo a esserne coscienti! Se cominciassimo a accettare la diversa sensibilità, la fragilità e la nostra complessità. Se cominciassimo a credere di più in noi stesse senza dover necessariamente intraprendere una lotta contro l’altra metà del cielo, riusciremmo a sentici finalmente alla pari, a esserlo nei fatti? Mi piacerebbe che le donne iniziassero a essere consapevoli della loro forza, orgogliose di sé stesse tutti i giorni dell’anno, senza cedere alla tentazione di voler essere uguali all’uomo.

Insegnanti e insegnamenti

La maestra Marisa ha un modo molto dolce di accogliere i bimbi all’entrata della scuola, ha una voce delicata e braccia che accolgono abbracciano accarezzano. È così con tutti i bambini. In questa settimana abbiamo avuto una riunione di sezione con tutti i genitori e dopo aver parlato in generale dell’andamento della classe rispetto al programma indicato a inizio anno (fa ridere raccontarlo così se penso che i piccoli hanno 4 e 5 anni) ha raccontato di episodi che riguardano i nostri figli. Una mamma non faceva altro che riferire di sua figlia : quello che fa a casa,come si esprime come gioca da sola, la maestra riportava invece situazioni in cui spesso c’era Elisa che ha detto, Elisa ha fatto. Ero ovviamente piena di orgoglio,  ascoltavo questi racconti in estasi. Non ho aggiunto altro. Non episodi casalinghi né osservazioni su mia figlia volti a esaltarla. Ho smesso da qualche tempo di gareggiare con le altre mamme circa i progressi dei bimbi anche se l’ho fatto per un pò forzando anche le attitudini, i tempi della bambina. Volevo che anche lei fosse autonoma il più possibile, che mangiasse da sola, che togliesse il pannolino della notte, che saltasse come una cavalletta.  Poi come tutte le cose (le mie cose) quando smetti di inseguirle,  di bramarle,  di caricarle di aspettative ecco che succedono.  L’evoluzione,  bloccata fino a un attimo prima, prende a scorrere -anzi a correre – da sola.  Quando aspettavo la mia prima figlia non ho letto manuali su come bisogna fare il genitore né nulla sulla psicologia infantile, sugli aspetti cognitivi dei bambini però -ugualmente- ho dovuto cambiare,  scardinare convinzioni personali, schemi mentali rigidi e assoluti. Prendere tempo, ascoltare,  spesso non dar peso a parole dette a mo’ di sfida, evitare il conflitto e il voler prevalere (tutto questo mica per mania di protagonismo ma per un senso di giustizia e educazione da trasferire ) insomma un lavorone che non sempre riesce. E infatti spesso si cade. Come dai tacchi alti, rovinosamente e all’improvviso. Un momento prima saltavi, un secondo dopo sei a terra,  incredula. È così: succede e non riesci a capire come. Puoi solo rialzarti – non cercare giustificazioni nella buca che non hai visto, se hai messo male il piede – e cercare di fare attenzione la prossima volta senza cedere alla smania di correre.