Finally, party!

Oggi la tanto temuta festa di compleanno per mia figlia. È andato tutto molto bene e ne sono stra contenta! Le premesse negative le avevo già fatte qualche giorno fa in questa sede e vorrei aggiungere a quelle anche la preoccupazione per un ritorno alle temperature invernali ( il parco non prevede la possibilità di saletta interna chiusa e asciutta), una influenza- la mia-  che non è scoppiata grazie a fiumi di tachipirina ma che mi sta tenendo in scacco da una settimana ormai (sempre in piedi e abbastanza lucida la mattina per poter andare a lavoro sempre stravolta la sera pervasa da un gelo che neanche Elsa di Frozen). Alla fine siamo stati graziati dal bel tempo, i bambini sono stati stregati dalla animatrice che senza aver bisogno di somministrare loro droghe li ha coinvolti in tanti giochi. I genitori hanno apprezzato il posto e il cibo era ottimo ed abbondante per tutti. La cosa fantastica è che non abbiamo avuto limiti di orario e ci siamo trattenuti fino al primo pomeriggio momento in  cui siamo letteralmente scappati: io in radio e mio marito a casa con i bimbi da mettere a riposare.

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Insomma un successo su tutta la linea e i complimenti di mio marito. 

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Accadono cose che sono come domande

Passa un minuto oppure anni poi la vita ti risponde.
Mi viene in mente Alessandro Baricco e questa sua frase rivelatrice. Quando sogni dimenticati riemergono da angoli nascosti della mente, dove si rifugiano per anni. Neanche ti accorgi che sono ancora lì, silenziosi, buoni buoni ad aspettare. Poi succede qualcosa: quasi un improvviso trasloco che ti costringe a tirar fuori tutto. Te li ritrovi davanti agli occhi e devi decidere che farne. Mi sono chiesta a lungo se questi scherzi sono opera del caso, del destino, incerta sulla mano che interviene. Ho deciso alla fine che la forza misteriosa prende vita dalla nostra apertura verso il mondo esterno, verso la vita come viene viene, quando decidi di non cercare di fermare la corrente ma lasciarsi trasportare da questa.
La sera di Capodanno ho confessato ai miei amici che mi sarebbe piaciuto fare la speaker alla radio, uscita del tutto a sorpresa perché in realtà non ci pensavo da anni. Circa 3 settimane fa una ragazza, contatto di un gruppo che ho su Facebook, annuncia il casting per selezionare nuovi speaker per una radio locale. Decido su due piedi: voglio togliermi uno sfizio, mi presento e faccio il provino. Erano anni che non partecipo ad un concorso, un colloquio, figuriamoci un casting: non rientrava minimamente nei miei programmi! Sono emozionatissima ma sicura di me perché non ho nulla da perdere. Leggo un testo: cuffie in testa e vocina dalla regia che mi da istruzioni “adesso fai finta di raccontare quello che hai letto a un gruppo di amici “. Intorno a me nessuno, solo una grande consolle vuota… ok “allora lo sapete quello che è  capitato a una star internazionale?….”
Ultimo step: breve intervista filmata in cui mi sono presentata scherzando con l’operatore che mi faceva domande standardizzate: chi sei, cosa fai, perché la radio. Perché la radio? da ragazzina mi sembrava il mezzo adatto per parlare nascosta da un velo: ero molto impacciata e timida. Mi è sempre piaciuto ascoltarla, alcuni speaker erano simpatici ironici e dopo tanto tempo erano quasi di famiglia.
Dopo due lunghissime settimane (in cui chiaramente perdo ogni sicurezza sul tipo di impressione fatta al casting e mi auto convinco che “cosa potevo aspettarmi?” Gia’ non essere scappata a gambe levate e aver mantenuto una parvenza di lucidita’ e sicurezza e’ tanto) vengo contattata: sul profilo fb dell’emittente trovo questa fotografia e mi riconosco

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Ho iniziato una collaborazione a titolo gratuito che mi impegna il sabato pomeriggio per un paio d’ore. Mi sembra incredibile. Dopo un inizio stentato, terribilmente imbarazzante,  va meglio, sono a mio agio e mi diverto. Mi dicono “fatti pagare”, rispondo che pagherei io perché non cambino idea. Mi hanno detto “stai facendo carriera”,  ho risposto che il mio lavoro è un altro e questo è uno sfizio che posso permettermi senza togliere niente a nessuno. Mi sento grata. Piena di entusiasmo ed energia.

Planning party

Tra una settimana è il compleanno di Elisa. Le sto organizzando una festa con gli amichetti di scuola. Se c’è una cosa che mi mette agitazione è proprio questa: non ne sono capace, non mi piace trovarmi al centro della scena, coordinare tutto, sperare che le mie scelte siano condivise e piacciano. L’ansia mi annienta la spensieratezza. Mio marito mi lascia carta bianca che è pure peggio. Mi sento come se dovessi fare una traversata a nuoto. Devo concentrarmi e farlo come se fosse un lavoro. Ecco, è proprio questo il punto.