Brava!

Oggi faccio una cosa che non ho mai fatto: mi complimento con me stessa! Sono una gran donna e stasera, stanca che non mi reggo in piedi, ne ho la forte consapevolezza e me lo voglio dire. Ma sì, ogni tanto ci vuole, ecchecazzo! Ci vuole dirselo avanti a uno specchio, riconoscendo pregi e debolezze che mi rendono come sono e quel che sono mi piace. Ne sono orgogliosa e mi fortifica. Non voglio che il riconoscimento arrivi da altri, magari da un uomo (sia esso il mio uomo, il mio capo o il cliente che mi trova gentile ) per sentirlo piu vero. Non sono una principessa che deve essere salvata, no! Sono una in gamba. Punto. E domani si ricomincia.

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Oggi ho saputo che una mia amica, un’amica di una mia carissima amica, ha un tumore al seno. Ha fatto delle indagini, è maligno. Non so altro. Lei è forte, va avanti. Dovrà fare delle cure, operarsi. Non posso non sentirmi in colpa perché sono sana, sto bene. Non posso non pensare che nonostante questo a volte mi lamento, mi sento insoddisfatta e scontenta per inezie. Che cretina! La grandezza delle piccole cose non viene percepita e capita finché la vita non ti mette alla prova.

Ispirazioni

Ho comprato questo libricino

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Perché mi incuriosiva il titolo e l’accostamento di concetti quali maghi erranti e centratura. Non so quello che mi aspetto di trovarci, non sono una persona “spirituale ” anzi piuttosto pratica e anche distratta che cerca sempre con astuzie metodologiche di non perdere il filo. L’ho comprato perché a scriverlo è un amico, conosciuto 20 anni fa e rivisto di recente. Non credo di trovare indizi che possano colmare questa distanza temporale, come ho detto è pura e semplice curiosità.
Ecco, come succede spesso fra l’inizio del post è il momento presente, è  trascorso un pò di tempo,  ho iniziato la lettura e ho trovato spunti interessanti: lasciare andare, discriminare i miei desideri importanti da quelli effimeri, ascoltare attentamente, ascoltarmi. Evitare arrabbiature inutili che consumano energie e quando sarò  sulla parabola dello sbrocco tornare indietro un attimo prima dell’esplosione nucleare.  Chiedermi se posso essere pace anziché quello che sto provando in quel momento anche se so che saranno più le volte che superero’ il limite. Per quelle pochissime volte che invece tornerò indietro troverò un’azione ispirata,  una battuta geniale tagliente e inaspettata da contrapporre a chi vuole provocarmi. E sarò pace. O semplicemente una stronza in pace con me stessa consapevole dei miei limiti e di chi è di fronte a me. E magari accettarlo. Buon Anno Nuovo!

Non sono più tua amica

Due mie care amiche, amiche loro stesse, hanno interrotto la loro amicizia. Me lo comunicano oggi a poche ore di distanza, con un messaggino su wzp (evviva la tecnologia) senza mezzi termini, senza l’illusione di una riconciliazione a breve. Sono stupita e a disagio. Perché non mi aspettavo tanta clinica lucidità e questa esternazione di un fatto privato. Venerdì vedrò F. che mi ha annunciato di voler spiegare . M. no, non vuole darmi la sua versione, sembra che voglia stare un pò per i fatti suoi, io non ho voglia di pressarla, di chiedere. A dirla tutta non mi va di sapere, non sono curiosa. Sono a disagio perché non voglio prendere posizione anche se so che lo farò. Sento una maggiore simpatia per una di loro, per la sua sensibilità e fragilità che non nasconde. Immagino che il motivo di questa rottura fra loro è la rivalità che è nata dalle associazioni che hanno creato, nello stesso periodo, entrambe rivolte ai bambini al loro mondo, ai giochi e alla creatività. Indovinate? sono stata invitata alle iniziative proposte e temo che, da oggi in poi, ogni partecipazione o assenza possa pesare sui miei rapporti con F. e con M. Mi sento catapultata in uno di quei bisticci fra compagne di asilo in cui una mette il broncio e dice “non sono più tua amica”.

la separazione del maschio

Sono restia a scrivere recensioni perché dire se un libro mi è piaciuto o meno sia un fatto molto personale legato per lo più alle emozioni che scatena. Ci proverò, comunque. Con tutti i miei limiti e i miei personali filtri emotivi. Il libro è “La separazione del maschio” di Francesco Piccolo che mi ha prestato mia cugina Simona al termine di una discussione allargata sui perché e per come una relazione d’amore finisca a causa di un tradimento .
Il maschio che parla ci racconta delle sue molteplici storie di amore e di passione che vive contemporaneamente. Del terrore che lo assale ogni volta che torna a casa, dopo aver tradito, di essere scoperto. Della sensazione di onnipotenza che prova ogni volta che la scampa, sempre. Di come questa carica di energia e ottimismo lo fa essere un uomo più buono, più affettuoso e più presente con la moglie e la figlia. Il senso di colpa non lo sfiora nemmeno e la tecnica della quasi verità compensa e cela i buchi temporali. Poi, come suggerisce il titolo, qualcosa si rompe e la sua vita non sarà più la stessa.
(chi non vuole sapere come andrà a finire e perché interrompa QUI la lettura, idem se a leggere è un “maschio” ).
Poi accade quello che non ti aspetti cioè LUI scopre il tradimento di LEI. Lei però quando tradisce lo fa per un motivo ineluttabile “non ti amo più” e “se sono tornata è per prendermi le responsabilità di tutto quello che è successo.” Ecco, praticamente un dialogo fra sordi da cui lui esce stordito ma pulito, vittima del comportamento di lei che, stravolta da quello che sta per fare, e’ decisa a fare chiarezza e mettere un punto alla loro relazione.
Caro Francesco Piccolo grazie per questo racconto a voce maschile senza filtri, senza giri di parole, diretto e spietato, grazie per i piani sequenza della narrazione: è stato come vedere il film di questa storia. Ho percorso con ansia e lo stomaco chiuso il percorso fisico del protagonista dal portone del palazzo fino alla porta di casa, ho vissuto la sua angoscia mentre entrava nel corridoio in cerca di un indizio che lo smascherasse. Ho provato rabbia e frustrazione di fronte al suo perseverare nella menzogna, al suo essere orgogliosamente se stesso in una doppia vita che gli piaceva. Alla fine ho capito: che il mondo è maschile e non intendo dire come sostantivo. E’ patriarcale e fallocentrico, le donne sono solo giocattoli del loro desiderio (degli uomini). Quelle che fanno sesso per il loro piacere (delle donne) e basta sono, diciamocelo, un pò zoccole. O hanno una storia di mancanze e frustrazioni affettive. Ho capito che siamo lontani dalla agognata parità dei sessi, culturalmente non siamo pronti dunque scordiamocela! Non sarà un traguardo di questo secolo, chissà se per la fine del millennio….
Per tutte quelle donne che hanno cercato una spiegazione e che si sono date la colpa della fine della loro storia, consolatevi: la spiegazione non esiste e voi non avete sbagliato nulla. Proprio nulla. E’ che siamo creature provenienti da due mondi lontani che si attraggono ma proprio non riescono a dialogare.
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considerazioni sulle feste dei bambini

Andare alle feste dei bambini è un’attività demandata alle mamme, sempre. Come fosse un’ovvietà. Andare alle feste dei bambini significa, nella migliore delle ipotesi, resistere a un indicibile caos e smangiucchiare qualcosa dal buffet e chiacchierare con le altre mamme che più o meno si conoscono. Nella peggiore delle ipotesi trovarsi da sole nell’occhio di un ciclone in quanto a fracasso ed essere costantemente con il cellulare in mano a lanciare patetici messaggi come fossero delle richieste di aiuto in bottiglia.
In entrambe i casi il figliolo amorevolmente seguito a distanza sta frullando in un mare di palline colorate o ballando improbabili balli di gruppo senza averne alcuna consapevolezza; lo stato di ipnosi si interrompe all’improvviso per un palloncino conteso o una spada /fiore fatto con quei palloncini lunghi e sottili, abilmente manipolati e che ovviamente scoppiano dopo 3 minuti nelle mani del bimbo/a che adesso sta avendo la crisi isterica. Il momento dei regali che dovrebbe segnare la fine della festa, invece, dilata sadicamente i tempi: i regali non finiscono mai, il festeggiato vorrebbe giocare con qualche nuovo gioco ma invece è costretto a scartare la carta del successivo e poi la torta che nessuno dei piccoli invitati mangia ma dove tutti hanno messo un dito per leccare la panna come se fosse un trofeo. E allora perché, mi domando, perché non si riesce a dire di no alla festa di compleanno dei compagni di classe, dei figli degli amici, dei fratelli piccoli degli amichetti, di conoscenti che ti invitano perché i bambini hanno la stessa età anche se non si sono mai visti???!.
Perché, alla fine, finalmente seduti in macchina, rientrando a casa sudati e ancora un pò lacrimosi perché si sono accorti ADESSO di non aver mangiato la torta e che la vogliono, concludono “Mamma, mi piacciono un sacco i compleanni… io mi sono proprio divertita oggi alla festa di Linda”. E mentre sorridi divertita e compiaciuta ti rendi conto che ti ha appena incastrata per il prossimo assordante pomeriggio di festa.

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FREGATA

Ho realizzato, non senza una giusta dose di dubbi e perplessità, che qualcosa non quadrava ed ecco che un ragionevole dubbio diventa sufficiente a tagliare una relazione.

Mio marito sta bene e la vita affettiva è ancora in piedi e senza scosse.

Il fatto è che io mi sento esattamente come scritto nel titolo di questo post (post che avrei voluto risparmiarmi ma, sai com’è, una si deve sfogare) e la cosa peggiore è che riesco quasi a comprendere il punto di vista dell’altro in quanto le persone tendono principalmente al proprio tornaconto o beneficio personale MA ho questa terribile sensazione di averlo agevolato. Come dire: prego fai pure, chiudo un attimo gli occhi! Mi sento difettata perché sono stata superficiale, perché non sono di natura una che sta lì a fare il cane da guardia e a vedere la malafede in uno spillo. Quindi potrei tranquillamente essere fregata nuovamente. Riuscirò a virare di 180° la mia natura ? Riuscirò a mostrarmi più stronza e attenta? o nonostante tutto qualcuno riuscirà (ancora) a farsi beffa di me?