Il punto114: Ostia Lido, Domenica 5 Giugno 2016

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Oggi si vota per il nuovo sindaco di Roma. Noi cittadini del X  Municipio di Roma, commissariato per mafia da Agosto scorso, non saremo chiamati a scegliere i nuovi amministratori locali: gli enti pubblici locali con infiltrazioni di tipo mafioso sono fuori dai giochi e dalla competizione politica per due anni. Il seggio elettorale stamattina alle 10,00 era piuttosto affollato ma almeno un paio di cittadini elettori non erano al corrente di non poter scegliere i propri consiglieri municipali. Come si sta ad Ostia? Qual è l’aria che si respira? Aria di mare, che domande! La piaga sociale di Ostia sono le buche sul manto stradale che quando piove si allargano come ferite ancor più profonde e il trenino della Roma – Lido, spina nel fianco di tutti i pendolari. Della mafia lidense nessuno sa niente, nessuno vede niente. L’ex presidente del X municipio, Tassone, quello che ha fatto scoppiare lo scandalo che ha portato al…

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Essere figlia

Dopo la doccia…
– Eli asciugati da sola
– Mamma non l’ho mai fatto
– e vabbe’, devi imparare…
– va bene mamma. Posso cominciare domani… se domani faccio la doccia? ?!
Io muta… solo il sopracciglio alzato. … senza parole di fronte a un perfetto esempio di paraculaggine .

Lunedì mattina

Manca poco. Lancio un urlo e me ne vado. Manca tanto così. Il PC si sta aggiornando da circa 20 minuti,  la clessidra gira gira ma non carica nulla. La collega mi ha già detto che non devo preoccuparmi che posso “riposare”. Lei è la primadonna e tutte le altre fanno da contorno. Sono capitata in un posto  di prime donne e soggetti accentratori. Non rientro in nessuna di queste categorie, che ci faccio qui? Domande senza risposta mentre la clessidra continua a girare. A vuoto.  Poi la giornata ingrana.  Piano piano. Sono già le 12. Mi accorgo che vorrei sentirmi importante e questa discrepanza con la realtà mi innervosisce. Mi piace notare le falle della facciata. Evidenziarle senza pietà, guardare i difetti strappando il velo della benevolenza. Un bagno di umiltà o semplicemente conoscere se stessi anche quando non piace ciò che si vede.

**pausa**

Dovevo arrivare a sabato, tenere botta almeno fino alle 17. Così è stato.  E da ieri sono a letto con la febbre. Niente di che in realtà,  manco la soddisfazione di veder segnare 38 sul termometro. Sono sotto le coperte con un maglioncino di quelli pizzicosi che farebbe inorridire mia nonna (lei è la donna piu’ charmant al mondo), in condizioni abbastanza pietose e una tosse a tratti catarrosa a tratti secca e stizzosa. Sembra una malattia ad orologeria e in effetti lo è: ho tenuto duro per tutta la scorsa settimana per senso del dovere e quando le urgenze sono terminate mi sono rilassata, ho abbassato le difese. Non mi piace vedermi cosi’ accartocciata e vorrei buttare la scatola di tachipirina, lo spray per la gola mettere da parte i pile e disintossicarmi. Vado oggi pomeriggio dal dottore, non gli chiedero’ altre medicine ma di fare una magia e di rimettermi in piedi.  Non accetto di stare ancora male, mi concedo questo giorno di riposo poi basta. Spero. Altri impegni incombono. Venerdì ben due laboratori per la festa della mamma prima con il Conte poi con la Broccola mica posso dar buca! Meno che mai delegare: non esiste proprio! !! Seguiranno aggiornamenti.

Accadono cose che sono come domande

Passa un minuto oppure anni poi la vita ti risponde.
Mi viene in mente Alessandro Baricco e questa sua frase rivelatrice. Quando sogni dimenticati riemergono da angoli nascosti della mente, dove si rifugiano per anni. Neanche ti accorgi che sono ancora lì, silenziosi, buoni buoni ad aspettare. Poi succede qualcosa: quasi un improvviso trasloco che ti costringe a tirar fuori tutto. Te li ritrovi davanti agli occhi e devi decidere che farne. Mi sono chiesta a lungo se questi scherzi sono opera del caso, del destino, incerta sulla mano che interviene. Ho deciso alla fine che la forza misteriosa prende vita dalla nostra apertura verso il mondo esterno, verso la vita come viene viene, quando decidi di non cercare di fermare la corrente ma lasciarsi trasportare da questa.
La sera di Capodanno ho confessato ai miei amici che mi sarebbe piaciuto fare la speaker alla radio, uscita del tutto a sorpresa perché in realtà non ci pensavo da anni. Circa 3 settimane fa una ragazza, contatto di un gruppo che ho su Facebook, annuncia il casting per selezionare nuovi speaker per una radio locale. Decido su due piedi: voglio togliermi uno sfizio, mi presento e faccio il provino. Erano anni che non partecipo ad un concorso, un colloquio, figuriamoci un casting: non rientrava minimamente nei miei programmi! Sono emozionatissima ma sicura di me perché non ho nulla da perdere. Leggo un testo: cuffie in testa e vocina dalla regia che mi da istruzioni “adesso fai finta di raccontare quello che hai letto a un gruppo di amici “. Intorno a me nessuno, solo una grande consolle vuota… ok “allora lo sapete quello che è  capitato a una star internazionale?….”
Ultimo step: breve intervista filmata in cui mi sono presentata scherzando con l’operatore che mi faceva domande standardizzate: chi sei, cosa fai, perché la radio. Perché la radio? da ragazzina mi sembrava il mezzo adatto per parlare nascosta da un velo: ero molto impacciata e timida. Mi è sempre piaciuto ascoltarla, alcuni speaker erano simpatici ironici e dopo tanto tempo erano quasi di famiglia.
Dopo due lunghissime settimane (in cui chiaramente perdo ogni sicurezza sul tipo di impressione fatta al casting e mi auto convinco che “cosa potevo aspettarmi?” Gia’ non essere scappata a gambe levate e aver mantenuto una parvenza di lucidita’ e sicurezza e’ tanto) vengo contattata: sul profilo fb dell’emittente trovo questa fotografia e mi riconosco

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Ho iniziato una collaborazione a titolo gratuito che mi impegna il sabato pomeriggio per un paio d’ore. Mi sembra incredibile. Dopo un inizio stentato, terribilmente imbarazzante,  va meglio, sono a mio agio e mi diverto. Mi dicono “fatti pagare”, rispondo che pagherei io perché non cambino idea. Mi hanno detto “stai facendo carriera”,  ho risposto che il mio lavoro è un altro e questo è uno sfizio che posso permettermi senza togliere niente a nessuno. Mi sento grata. Piena di entusiasmo ed energia.

Planning party

Tra una settimana è il compleanno di Elisa. Le sto organizzando una festa con gli amichetti di scuola. Se c’è una cosa che mi mette agitazione è proprio questa: non ne sono capace, non mi piace trovarmi al centro della scena, coordinare tutto, sperare che le mie scelte siano condivise e piacciano. L’ansia mi annienta la spensieratezza. Mio marito mi lascia carta bianca che è pure peggio. Mi sento come se dovessi fare una traversata a nuoto. Devo concentrarmi e farlo come se fosse un lavoro. Ecco, è proprio questo il punto.