Just do it

Corri Fregene 2018

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Breve lista per mettere ordine in un periodo di cambiamenti

Non sarà un elenco di buoni propositi che non riuscirò a spuntare a fine anno: voglio darmi delle possibilità e ricordarmene.

Non voglio costruirmi aspettative per il domani, ultimamente ho avuto delusioni, mi godo l’oggi.

Tempo per la famiglia, che sia qualitativamente di valore. Perché i bimbi crescono e hanno bisogno di presenza, allegria coinvolgimento e una guida.

Tempo per questo blog: ad oggi è in modalità privato. Troppe visite, tutte insieme nella stessa sera che mi sono sputtanata con i colleghi di lavoro. Ho deciso di bloccarlo perché non volevo diventasse il passatempo di persone morbosamente curiose, ma tornerà ad essere lo specchio dei miei contorti pensieri e delle emozioni anche quelle politicamente e socialmente scorrette (soprattutto !!!)

Ci vogliamo mettere anche qualche prova sportiva??!  sono contro l’idea di correre tutti insieme (troppi), l’idea della preparazione finalizzata alla prestazione spegne l’entusiasmo del momento ma ho voglia di aria nuova, di mettermi alla prova, di scuse per una gita fuori porta… (domenica 11 febbraio la non competitiva di 7 chilometri a Fregene)

La radio: è stata una esperienza bellissima, finché è durata. Il programma non ha ripreso a settembre per motivi di budget. C’ero rimasta male ma avevo anche bisogno di tempo per disintossicarmi: rivalità e centralità avevano spostato i miei obiettivi essenzialmente ludici ad altro. Mi manca, un sacco. Ho aspettato che mi richiamassero, certa che lo avrebbero fatto, pronta a dimenticare tutte le mie aspettative deluse. Mi piacerebbe ributtarmici dentro, sono pronta: ho voglia di rimettermi in gioco, di fare qualcosa che mi piace ed entusiasma, trovare altri lidi. Tenterò, proverò… al massimo mi diranno no.

Ultimo capitolo: lavoro. Ho chiesto il part time, ci penso da settembre, da quando mi sono sentita frustrata dal nuovo assetto, spogliata di quelle competenze che senza di te la baracca non cammina  e “grazie di esistere”. Ecco, le parole contano, fanno danni se dette a casaccio… Ho aspettato perché sarebbe stata una resa e non era neanche pensabile. Ho aspettato di riguadagnare terreno e un pò di fiducia. Ho creduto di poter cambiare l’andazzo e l’ho cambiato con questa richiesta. Ho bisogno di tempo, per me per ripensarmi reinventarmi ributtarmi in qualcosa di nuovo, lavorativamente parlando. Posso fare di tutto, ho solo bisogno di stimoli giusti e di qualche novità. La troverò, tra un anno o dopo. Voglio andare avanti, non voglio che questo momento di scazzo diventi il leit motiv dei prossimi anni, no grazie piuttosto mi dedico all’agricoltura (che pure potrebbe essere l’alternativa, chi può dirlo…)

Questa sono io, questo quello che voglio per me stessa. In bilico fra ciò che è stato e ciò che vorrei che sia, in un sostanziale disallineamento che spero di colmare.

Voglio essere felice non coerente (cit. mia cugina Paola)

Good bye good luck

Questa settimana ho salutato due compagni di viaggio, in partenza per nuove destinazioni lavorative; quando si condivide buona parte della giornata con qualcuno si impara a riconoscere dal volto, dal modo di incedere, da come si entra in ufficio che cosa passa per la testa. Se c’è qualche buco da coprire, incombenze da sistemare, appuntamenti da incastrare o se è solo un faticoso lunedì da affrontare. Ci saranno nuove routine da inventare, volti nuovi da decodificare, nuovi equilibri. La prossima settimana si apre un nuovo capitolo, per chi parte e per chi resta. Per me adesso smarrimento: troppe novità, tutte insieme. E un mal di stomaco emotivo che penso mi accompagnerà nei prossimi giorni.

Anni

18 anni, non dico la maturità ma tanta strada. Insieme. 

Cambiati, certo! Qualche segno in più sul viso, il sorriso e la complicità nello sguardo, tette cadenti che due figli si avvertono soprattutto a livello pettorale e nella taglia che non corrisponde a ciò che era e che ricordavano.  Vita e ricordi, foto in un album quando ancora non esistevano i selfie. Amore fatto di carezze e piccoli gesti nella routine. Le sorprese dei lusso rari e preziosi come il tempo che ci concediamo da soli. Auguri a noi.

Oggi (.. complice la primavera)

E poi arriva la sera che,  complice un bicchiere di bianco, ti senti leggera e pensi che – nonostante tutto – sei felice. Al diavolo la scaramanzia,  sono felice! Circondata dagli affetti, un lavoro che mi piace un hobby che mi appaga, il tempo (cazzo, il tempo!!!) di correre sul lungomare che azzera pensieri e preoccupazioni, il vento che scompiglia i capelli legati a codino come un personaggio manga… c ‘è sempre un pensiero fisso che mi ricorda che pagherò per tutto questo ma oggi no! Oggi sono felice. E la voglia di andare oltre, di mettermi alla prova, di fare un passo in più, di alzare l’asticella. Al diavolo quello che pensano gli altri,  chissenefrega di quel che pensano. Di come mi vedono. Guardarsi allo specchio e riconoscere chi si ha davanti.  La smania di andar via e restare anonimi, la sfida di restare anonimi ma lasciare qualcosa di effimero e indelebile allo stesso tempo. Guardare ai propri errori, quello che proprio potevo evitate di dire ma ormai ho detto. Che dice tanto di me e mi lascia allo scoperto e che -pazienza- non fa niente.  Sapere di aver squarciato il velo dell’apparenza, di aver osato e osato tirar fuori la verità.  Piccoli combattenti,  soldati semplici, granelli di sabbia. Esserci per un tempo infinitamente breve. Essere.  Provare ad essere sé stessi, nonostante tutto. Sapere di mettercela tutta, ogni giorno. Oggi di più, domani -forse- meno. 

strampalato

Eppoi capita in un freddo lunedì di incontrare un vecchia signora che ti ricorda che l’amore gratuito è nel rispetto e nella libertà dell’altro. L’Amore con la A maiuscola. Questa cosa strampalata che si insegue ogni giorno per tutta una vita. La signora era una gattara con un cagnolino al guinzaglio e il mangime per gli uccelli. Un incontro strampalato che ha dato luce a questo freddo lunedì.